ISSN 2704-8098
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24 Settembre 2026


Tutela penale dell’ambiente nella CEDU e decreto “Terra dei fuochi”: innovazioni, distonie e punitivismi


AbstractIl presente contributo traccia l’evoluzione della tutela penale dell’ambiente nella giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, focalizzandosi sullo “scivolamento” di tipo interpretativo dall’art. 8 all’art. 2 CEDU. Dopo una ricostruzione dei contenuti del precedente consolidato orientamento fondato sul diritto alla vita privata e familiare, l’indagine si sofferma sul revirement operato con la sentenza Cannavacciuolo e altri c. Italia riguardante il fenomeno della “Terra dei fuochi”. Tale pronuncia segna infatti un mutamento nel senso del riconoscimento della violazione del diritto alla vita, il che attenua, in direzione marcatamente precauzionistica, il rigore probatorio sul nesso di causalità, e, altresì, propizia l’imposizione di obblighi positivi di tutela penale. Lo studio si estende poi al recente d.l. n. 116 del 2025, adottato per ottemperare nell’ordinamento domestico ai predetti obblighi, cercando di restituire lo spiccato punitivismo che lo connota, oltre alle irrazionalità sistematiche che produce. In ultima analisi, si sostiene che tale risposta normativa, pur fraintendendo gli scopi del dovere di punire di provenienza CEDU, ne mette in risalto le intrinseche criticità proponendo soluzioni che sono tali solo in apparenza, soprattutto restringendo gli spazi di vigenza di istituti penalistici di natura ripristinatoria e deflattiva efficaci nell’assicurare proprio la protezione dell’ambiente.

SOMMARIO: 1. Il diritto all’ambiente e la preferenza per l’art. 8 CEDU – 2. La sentenza Cannavacciuolo e altri c. Italia e la svolta verso l’art. 2 CEDU – 3. Il decreto “Terra dei fuochi”: il problematico esito di una malintesa giurisprudenza – 4. Conclusioni. 

 

*Il contributo è stato sottoposto in forma anonima, con esito favorevole, alla valutazione di un revisore esperto.