Interoperabilità dei sistemi, sicurezza dei dati e uso responsabile degli strumenti generativi nel lavoro del magistrato
Abstract. Il dibattito contemporaneo sull'intelligenza artificiale applicata alla giustizia tende a concentrarsi prevalentemente sui rischi teorici derivanti dall'utilizzo di sistemi algoritmici nell'attività giurisdizionale, trascurando spesso le criticità organizzative che già oggi incidono sull'efficienza degli uffici giudiziari. Muovendo dall'analisi della situazione italiana e dalla comparazione con le più recenti esperienze europee, il presente contributo sostiene che il primo problema della giustizia digitale non sia rappresentato dall'intelligenza artificiale, bensì dalla mancanza di una reale interoperabilità tra i sistemi informatici esistenti. In tale prospettiva vengono esaminati i temi della sicurezza informatica, della protezione dei dati giudiziari e dell'utilizzo di Microsoft Copilot all'interno dell'ambiente Microsoft 365 del Ministero della Giustizia, evidenziando la necessità di distinguere tra strumenti aperti e sistemi operanti in contesti tecnologici protetti. L'articolo propone una lettura pragmatica del fenomeno: l'intelligenza artificiale non rappresenta un sostituto del magistrato, ma uno strumento destinato a supportarne l'attività professionale, liberando tempo ed energie da dedicare alle funzioni propriamente decisionali. In conclusione, si sostiene che il vero rischio per la giurisdizione non sia l'innovazione governata, bensì l'incapacità di governare l'innovazione stessa. Il contributo insiste inoltre su tre profili ulteriori: la necessità di spostare il baricentro del discorso dal “se” al “come” utilizzare l'intelligenza artificiale nella giustizia; l'esigenza di accompagnare l'impiego di modelli predittivi con un rafforzamento della preparazione giuridica e delle capacità cognitive del magistrato; la centralità, per gli uffici di procura, della costruzione condivisa di prompt di elevata qualità, quale nuova infrastruttura del coordinamento investigativo nazionale.
SOMMARIO: 1. Introduzione. – 2. Il paradosso italiano: l’assenza di interoperabilità come fattore di inefficienza. – 3. Un dibattito spesso rivolto al futuro e troppo poco al presente. – 4. Copilot e la questione della sicurezza: un problema reale o un falso problema? – 5. Una domanda che il dibattito italiano sembra evitare: è necessario anonimizzare? – 6. Il principio di proporzionalità come criterio di valutazione. – 7. La comparazione europea e il progressivo superamento delle paure iniziali. – 8. L’intelligenza artificiale non sostituisce il magistrato: libera il magistrato. – 9. Il tempo della decisione come risorsa costituzionale. – 10. L’Ufficio per il processo e la nuova organizzazione della conoscenza. – 11. Il rischio della sottoinnovazione. – 12. Intelligenza artificiale e coordinamento investigativo negli uffici di procura. – 13. Governare l’innovazione invece di subirla. – 14. La lezione che emerge dalla comparazione europea. – 15. Il magistrato del futuro e il rischio di una falsa alternativa. – 16. Conclusioni. Il vero rischio non è l’intelligenza artificiale.