Procura di Roma, ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato - 14.9.2026
Riceviamo e pubblichiamo in allegato, per l'interesse, il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato presentato alla Corte costituzionale dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma a seguito del diniego, da parte della Camera dei deputati, della richiesta di acquisire le chat tra l'On. Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia, indagato nell'ambito della nota vicenda "Bisteccherie d'Italia". Pubblichiamo altresì in allegato le relazioni (di maggioranza e di minoranza) presentate in seno alla Giunta per le autorizzazioni rispettivamente dagli On. Pittalis e Gianassi. Per un'ulteriore relazione di minoranza (On. Giuliano), cliccare qui.
L'autorizzazione a procedere - negata dalla Camera nello scorso mese di agosto su confrome parere della Giunta per le autorizzazioni a procedere - era stata chiesta dalla Procura di Roma, ai sensi dell'art. 68, co. 3 Cost., nell'ambito di un procedimento penale che non vede indagato l'On. Delmastro, bensì Mauro Caroccia e la figlia, all'epoca dei fatti diciottenne, per i quali si procede per concorso nei delitti di riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori, aggravati dalla finalità di agevolazione mafiosa. Nell'ambito del procedimento è stato sequestrato un telefono cellulare di Caroccia nel quale risulta essere presente una chat di gruppo comprendente i gestori e titolari effettivi di un ristorante condotto da Caroccia, tra cui l'On. Delmastro.
In conformità alla recente giurisprudenza costituzionale (sent. n. 170/2023 - caso Renzi) - che ha ricondotto i messaggi elettronici (e-mail, SMS, Whatsapp) alla nozione di "corrispondenza" ex art. 68 Cost., pur quando già recapitati e letti - la Procura di Roma ha sospeso l'esame del telefono appartenete a terzi e della chat, alla quale ha partecipato il deputato, chiedendo l'autorizzazione a procedere alla camera di appartenenza.
Nel rinviare - per le diverse e contrappste argomentazioni - al ricorso della Procura e alle relazioni della Giunta per le autorizzazioni qui allegate, segnaliamo l'interesse della questione, che si inserisce nel solco di una giurisprudenza sull'art. 68 Cost. in via di evoluzione, sollecitata dalle nuove forme di comunicazione e da casi giudiziari che coinvolgono in vario modo parlamentari, in affari anche non pertinenti al mandato. Di qui il tema dell'estensione delle garanzie costituzionali e, in particolare, dei criteri che devono guidare il sindacato del Parlamento nella valutazione delle autorizzazioni, onde non invadere la sfera di competenza dell'autorità giudiziaria e rischiare di pregiudicare le indagini per reati che, come nel caso di specie, sono aggravati dalla finalità di agevolazione mafiosa.
Ciò che la Procura di Roma lamenta, nel ricorrere alla Corte costituzionale, è in particolare e in estrema sintesi una valutazione della Camera che non si sarebbe concentrata e limitata al profilo della tutela della funzione parlamentare da possibili indagini giudiziarie, ma si sarebbe invece sostanziata in un sindacato sulla "necessità, determinatezza, selettività e proporzionalità" del'atto di indagine; sindacato che è rimesso all'autorità giudiziaria e che può essere attivata con i previsti strumenti processuali.
Il caso è d'altra reso ancor più interessante e problematico in quanto, come risulta dal ricorso, le garanzie del parlamentare vengono qui in rilievo in rapporto al (e in bilanciamento con il) diritto di dfesa dell'indagato, non parlamentare, che ha prodotto alcune delle chat intercorse con il parlamentare e che ha interesse al confronto con il contentuo di quelle presenti nel telefono sequestrato.
Se sarà ritenuto ammissibile, il ricorso della Procura di Roma promette allora di sollecitare sviluppi ulteriori nella giurisprudenza costituzionale in materia.