ISSN 2704-8098
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  Articolo  
25 Giugno 2026


Sperare, agire, progettare

Chiaroscuro su finalità rieducativa della pena e lavoro in executivis



Il contributo prende spunto dalle esperienze del Progetto di supporto al reinserimento lavorativo dei detenuti dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo ed è destinato ai relativi atti: L. Angelini, M. L. Biccari, A. Fabbri, R. Palavera, N. Pascucci, C. E. Pupo (a cura di), Non solo carcere. Aprire al lavoro, in corso di pubblicazione.

 

SOMMARIO: 1. Premessa: il lavoro, le parole, il contesto. – 2. Sperare. – 2.1. La riflessione sulla dimensione giuridica della speranza e il suo significato pratico. – 2.2. Le fonti, i corollari e le opzioni ermeneutiche. – 2.3. I riscontri ordinamentali, le norme in contrasto e gli spazi applicativi nella prassi. – 2.4. Due modelli di giustizia (e qualche chiosa ulteriore sul ruolo della prassi). – 3. Agire. – 3.1. Dalla speranza all’azione: quali contenuti per quale rieducazione? – 3.2. Il lavoro di pubblica utilità tra pene prescrittive e opportunità di reinserimento: ancora sulla domanda “rieducare a cosa”? – 3.3. Il lavoro di pubblica utilità come nuova “afflizione acconsentita”: la mancata verifica dell’effetto di mitigazione del sistema. – 3.4. La mancata verifica della maggiore efficacia rispetto alle opzioni meno afflittive e la conservata centralità dell’afflizione. – 4. Progettare. – 4.1. L’ingannevole l’etichetta di “pena-programma”: quali contenuti per quale progettualità? – 4.2. Il lavoro di pubblica utilità come fattore di snaturamento delle risposte progettuali al reato. – 4.3. Dalla progettualità condivisa alla tacitazione negoziata. – 5. Conclusioni: un accorato appello a tutti, una modesta proposta per il legislatore, un invito all’accademia. – 5.1. Il senso delle parole. – 5.2. I “non davvero liberi”, perché “sospesi”. – 5.3. Insegnare la pena (e le sue alternative).