È almeno dall’inizio del secolo che le nostre carceri versano in condizioni indegne di un Paese civile. Abbiamo già subito due umilianti condanne da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo – sentenze Sulejmanovic (2009) e Torreggiani (2013) – per violazione dell’art. 3 della Convenzione (trattamenti inumani o degradanti), e tutto lascia prevedere che senza incisivi interventi andremo presto incontro ad una terza ustionante condanna.
I passati governi non sono riusciti a fare molto per migliorare la situazione carceraria, nonostante gli ottimi progetti riformistici; l’attuale, invece, è riuscito a peggiorarla con un cieco punitivismo spacciato per tutela della sicurezza sociale.
Ovviamente nessuno si illude che possa servire a qualcosa impegnarsi in una ennesima, motivata denuncia dell’insostenibilità giuridica e umanitaria del degrado penitenziario. Del resto, autorevolissimi moniti si sono nel tempo inutilmente succeduti.
Il Presidente della Repubblica Napolitano, nel suo unico messaggio alle Camere, nel 2013, sottoponeva «all’attenzione del Parlamento l’inderogabile la necessità di porre fine, senza indugio, a uno stato di cose che ci rende tutti corresponsabili delle violazioni contestate all’Italia dalla Corte di Strasburgo»; la Corte costituzionale, nello stesso anno, si riservava, «nel caso di inerzia legislativa» di adottare in un eventuale successivo procedimento «le necessarie decisioni dirette a far cessare l’esecuzione della pena in condizioni contrarie al senso di umanità» (sent. 279/2013); il Presidente Mattarella nel suo ultimo discorso di insediamento ha ammonito: «dignità è un Paese dove le carceri non siano sovraffollate e assicurino il reinserimento sociale del detenuto»; il Papa, per la prima volta nella storia, ha aperto una porta del Giubileo nella “basilica” del carcere, esortando a ridare speranza ai reclusi, anche con provvedimenti di clemenza.
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Con la presente iniziativa si intende soltanto togliere alla deprecabile inerzia politica l’ultimo, flebile alibi: la mancanza del tempo e delle energie necessarie per innovare in materia. Si è pensato di raccogliere a tal fine – grazie al generoso e qualificatissimo contributo di studiosi, magistrati e avvocati – “materiali per una riforma”. Le proposte riguarderanno le principali aree tematiche, di cui sarà curato un indice in modo da favorirne la consultazione. Per ogni area tematica verranno predisposte, secondo un format standard, una sintetica illustrazione delle linee di intervento e una tavola sinottica con il testo normativo vigente, le modifiche che si intendono suggerire e le ragioni che le giustificano. Semmai qualche forza politica, pur sempre con imperdonabile ritardo, volesse assumere iniziative di riforma in uno o più dei settori presi in considerazione in questa sorta di “laboratorio preventivo”, troverà già predisposta una ipotesi di traduzione normativa “chiavi in mano”, ove naturalmente ne approvi ratio e soluzioni.
Un progetto in divenire che ha trovato collocazione in questa prestigiosa Rivista grazie al suo Direttore, collega ed amico Gian Luigi Gatta, che sin da subito ha mostrato di condividere pienamente finalità e modalità di realizzazione, fornendo anche una propositiva interlocuzione.
È consultabile online il primo contributo della rubrica, Misure alternative: nuovi percorsi con meno limiti e più contenuti, a firma di Marcello Bortolato e Fabio Gianfilippi



Glauco Giostra