Abstract. Il presente contributo, muovendo da una recente vicenda giudiziaria assurta agli onori della cronaca, nella quale una madre ha involontariamente investito il figlio neonato, cagionandogli lesioni irreversibili, nonché dalla conseguente richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero, si propone di soffermarsi sul ruolo che la Corte costituzionale potrebbe essere chiamata a svolgere in materia di pena naturale, anche alla luce della recente sentenza 48/2024. L’analisi si estenderà, inoltre, ai principali nodi problematici che un eventuale intervento legislativo sarebbe necessariamente tenuto a dirimere, in vista di una compiuta giuridicizzazione dell’istituto.
SOMMARIO: 1. Introduzione. – 2. I profili fattuali della vicenda. – 3. Un primo “esame” per la pena naturale: la sentenza 48/2024 della Corte costituzionale. – 3.1. Qualche riflessione sulle statuizioni della Consulta. – 4. Le “valvole di sfogo” per escludere la pena forense, nella prospettiva della Procura di Milano. – 5. De lege lata, l’opportunità di un “secondo esame” per la poena naturalis. – 6. De lege ferenda, gli ipotetici ‘spazi codicistici’ per la pena naturale.
*Il contributo è stato sottoposto in forma anonima, con esito favorevole, alla valutazione di un revisore esperto.



Gianluca Pollina