ISSN 2704-8098
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  Articolo  
26 Febbraio 2026


La legge sul femminicidio e le modifiche apportate alla fattispecie dei maltrattamenti: tra istanze di tutela, aporie interpretative ed esiti paradossali


AbstractIl presente lavoro analizza le modifiche apportate alla norma incriminatrice dei maltrattamenti contro familiari e conviventi dalla legge 2 dicembre 2025, n. 181, nota come legge sul femminicidio. Nello specifico l’intervento di riforma, mosso dalla dichiarata esigenza di contrastare più efficacemente la violenza contro le donne, ha in primo luogo introdotto nell’art. 572 c.p. una nuova circostanza aggravante, modellata sugli stessi elementi costitutivi della fattispecie di femminicidio. Sono quindi state affrontate le questioni interpretative derivanti dalla non agevole armonizzazione tra il tenore letterale di detta disposizione e le peculiarità strutturali di un delitto che è per definizione “relazionale”, oltre che contraddistinto dal carattere abituale della condotta. La stessa legge sul femminicidio ha poi previsto un’ulteriore specificazione nella descrizione del fatto tipico di cui al comma 1, mediante l’espresso riferimento alla persona «non più convivente nel caso in cui l’agente e la vittima siano legati da vincoli nascenti dalla filiazione», che però comporta il rischio di una singolare eterogenesi dei fini in tema di concorso di reati con l’art. 612-bis, comma 2, c.p. A ciò si è aggiunta l’introduzione di un’ipotesi di confisca obbligatoria, a norma dell’art. 572-bis c.p., la quale si mostra, oltre che poco confacente rispetto alle caratteristiche della fattispecie dei maltrattamenti, inidonea a svolgere una effettiva funzione di maggiore deterrenza o di più efficace tutela. Si è infine sottolineato come, anche questo intervento normativo, lasci immutati i punti nodali maggiormente controversi in relazione all’art. 572 c.p., posto che la norma incriminatrice resta un macro-contenitore dai contorni scarsamente definiti, con il conseguente rischio di porsi in contrasto con le istanze sottese ai principi di necessaria determinatezza, offensività e proporzione.

SOMMARIO: 1. La legge 2 dicembre 2025 n. 181: dal “manifesto” del femminicidio alla pluralità di modifiche intervenute in riferimento all’art. 572 c.p. 2. Un passo indietro necessario: le istanze sottese all’intervento di riforma nel suo complesso ed i suoi limiti intrinseci 3. Un primo rilievo, di metodo, relativo alla nuova circostanza: la trasposizione automatica degli elementi costitutivi della fattispecie di femminicidio. 4 La non agevole armonizzazione tra il fatto commesso come atto di odio o controllo “in quanto donna” e le peculiarità strutturali dell’art. 572 c.p. 5. Il rifiuto di instaurare o mantenere un rapporto affettivo ed il fatto commesso come atto di delimitazione delle libertà individuali: quale compatibilità con la specificità dell'art. 572 c.p.? 6. Il nuovo dettato normativo relativo al comma 1 e l’introduzione di una singolare ipotesi di confisca obbligatoria 7. Brevi annotazioni di sintesi.

 

* In vista della pubblicazione su Diritto penale contemporaneo – Rivista trimestrale, il contributo, qui pubblicato in anteprima, è stato sottoposto in forma anonima, con esito favorevole, alla valutazione di due revisori esperti.